CONTAGI A MILANO: IL PROBLEMA SONO LE SCUOLE?

Da qualche giorno leggiamo sulle pagine di alcuni tra i più importanti giornali milanesi titoli sensazionalistici riguardo ai casi di contagio nelle scuole. Vengono riportati dati allarmanti e ci sembra fondamentale prendere coscienza di questa narrazione e delle mancanze che presenta con un’attenta e puntuale analisi del reale.

Il dato che appare spaventoso a una prima lettura è: “A Milano 13% contagi da scuola”, riportato da varie testate che citano le parole di Bergamaschi. Andando oltre a una lettura superficiale di questo dato ci rendiamo conto che, pur essendo assolutamente veritiero, forse, non è poi così strano. Spieghiamo perchè: le ragazze e i ragazzi tra i 3 e i 17 anni nella città meneghina risultano il 12,9% della popolazione totale. Sommando a questi i ragazzi tra i 17 e i 19 anni, anch’essi studenti delle scuole superiori, la percentuale sale ulteriormente. Per finire, possiamo dire che considerando il tasso di scolarizzazione della nostra città la popolazione studentesca rappresenta circa il 13% della popolazione totale, se non poco più. Possiamo quindi dire in primo luogo che il fatto che il 13% dei contagi arrivi dalla popolazione studentesca è assolutamente in linea con il numero di contagi che si riscontrano nelle altre fasce di età nella nostra città.
Non possiamo più accettare quindi la narrazione dei “giovani untori”, soprattutto in relazione alle scuole, quando i dati dimostrano che l’andamento della pandemia in questa fascia di età è assolutamente proporzionale a tutte le altre.

Andiamo ora ad approfondire la seconda parte dell’affermazione del Direttore Generale Walter Bergamaschi: i contagi, secondo quanto detto, provengono dalle scuole. Non possiamo esimerci dal chiederci come sia stato reperito questo dato e come sia possibile stabilire che i contagi arrivino proprio dall’ambiente scolastico dove lo studente passa solo un quarto della sua giornata, quando sappiamo che il luogo che riscontra maggior indice di contagio è invece l’ambiente domestico (dati IIS sui contagi da Covid in ambito domestico).
I contagi stanno avvenendo tra gli studenti o nelle scuole? È la domanda fondamentale a cui è necessario rispondere ma sembra quasi impossibile farlo senza dati realmente trasparenti. Se ATS Milano e le istituzioni tutte dispongono dei dati per farlo, chiediamo che vengano subito resi pubblici. 

Andiamo ora ad analizzare l’andamento della curva, confrontando il grafico fornito dal report del 2 marzo dell’Associazione Italiana di Epidemiologia (grafico sotto) e il grafico con l’elaborazione che utilizza il linguaggio di programmazione “R” per analizzare i dati giornalieri pubblicati da Lombardia Notizie, ovvero l’agenzia di stampa e informazione della giunta regionale lombarda (grafico sopra). Entrambi i grafici vengono elaborati sulla base degli stessi dati relativi alla data di effettuazione del tampone che si colloca mediamente tra i 5 e gli 8 giorni dopo la data del contagio. Da ora in avanti approssimiamo questo intervallo di tempo a 7 giorni per due motivazioni. La prima riguarda il fatto che quando andremo a visualizzare il grafico per giorni singoli noteremo che nello stesso giorno della settimana vengono processati sempre circa lo stesso numero di tamponi che varia invece su giorni differenti specialmente in prossimità del weekend (es: il lunedì viene processato circa lo stesso numero di tamponi degli altri altri lunedì ma non degli altri giorni della settimana). La seconda motivazione si basa sulla considerazione per cui si nota come la comparsa dei sintomi e la distanza temporale tra il contagio e l’effettuazione del tampone si può descrivere circa come una curva gaussiana con vertice sui 7 giorni circa.

Andiamo ora ad analizzare i due grafici comparati dalla settimana tra il 18 e il 24 gennaio, che si riferisce ai contagi tra l’11 e il 17 gennaio, questa settimana è la settimana con più basso numero di contagi nella fascia 14-18 (linea azzurra con contrassegno a “x” nel secondo grafico). In queste giornate le lezioni per gli alunni di fascia 14-18 erano ancora in DaD.

Passiamo ora alla settimana tra il 25 e il 31 gennaio, i contagi riferiti alla settimana tra il 18 e 24 febbraio sono in crescita e subiscono un’inversione di tendenza tra gli adolescenti. Tutto ciò in zona rossa (anche se in giorni confusi a causa del botta e risposta sugli errori nella trasmissione dei dati tra regione e governo) e con le scuole superiori ancora in DaD, l’indice medio di positività a livello settimanale su tutta la popolazione si attesta al 5,7%.

Si passa poi alla settimana tra l’1 e il 7 febbraio, che fa riferimento ai dati della settimana dell’apertura delle scuole superiori, dal 25 al 31 gennaio dove notiamo un trend stabile se non in lieve discesa, i contagi continuano a salire ma meno della settimana precedente  nella fascia 14-18. In questa settimana di apertura scuole l’indice medio di positività a livello settimanale su tutta la popolazione si attesta al 5,2% (in calo quindi rispetto alla settimana precedente con le scuole chiuse).

Nella settimana dall’8 al 14 febbraio, in cui vediamo i casi di contagio avvenuti tra l’1 e il 7 febbraio, notiamo un aumento dei casi nella fascia 14-18 strettamente correlabile con l’inizio della zona gialla (visibile nel grafico sopra) che a differenza dall’apertura delle scuole riporta il trend in salita con un’ indice medio di positività a livello settimanale su tutta la popolazione che si attesta al 5,8%. Questo trend lo si può riscontrare da quella data in poi.

Alla luce di queste considerazioni non possiamo dimostrare che le scuole non incidano sull’andamento dei contagi ma possiamo dire con certezza che non ci siano i dati necessari a dimostrare questa tesi. Al contrario possiamo essere sicuri di quanto la zona gialla abbia contribuito in modo preponderante nell’incremento dei contagi e che quindi non tanto la scuola, ma ogni luogo, stia facendo impennare la curva dell’epidemia  a causa di una contagiosità più alta della variante inglese che si riversa su tutte le fasce di età come dimostrato dall’ISS.
I casi, è evidente, si stanno alzando. Quello che chiediamo è che le scuole, dopo aver dimostrato come non siano più rilevanti nell’aumento dei contagi rispetto ad altri tipi di luoghi, siano le ultime a chiudere. 
Siamo davanti a un discorso di priorità politica: investire sulla scuola e renderla sicura o mettere ancora in secondo piano la cultura?
Noi studentesse e studenti le proposte per farlo le abbiamo: chiediamo una riforma del modello (e sistema) scolastico e chiediamo di essere ascoltati.
Abbiamo dimostrato che il modello di scuola passata ha fallito e solo con le nostre  proposte si è riusciti a migliorare qualcosa. 

Ora vogliamo decidere noi!

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