L’educazione sessuale nelle scuole per combattere la violenza di genere

Verso la data nazionale del 23 novembre

Noi di Rete della Conoscenza Milano riteniamo che per la data del 23 novembre riguardante la violenza sulle donne sia necessario e d’obbligo fare un’analisi sul ruolo della scuola all’interno del problema della violenza di genere. Siamo conviti che sia compito dei luoghi di formazione educare gli student* ad un pensiero critico nei confronti di qualsiasi forma di pregiudizio, perché un pensiero radicato negli stereotipi di genere è causa di qualsiasi atteggiamento violento e\o discriminatorio.
Le scuole devono urgentemente adottare un piano di educazione all’affettività e al tema del consenso.
Attualmente il sistema scolastico italiano non prevede percorsi di formazione sull’educazione sessuale, non sono garantiti da nessun tipo di legge, ma inseriti in progetti facoltativi di educazione alla salute legati alla prevenzione all’alcolismo e al tabagismo la cui proposta risale alla legge sull’educazione alla salute del 1990.
 E’ assurdo che il sesso e tutto ciò che lo riguarda sia paragonato e affiancato a dipendenze, quindi fatto passare come un aspetto negativo e di cui vergognarsi della propria vita. Inoltre l’organizzazione di percorsi di educazione sessuale è lasciata completamente alla buona volontà dei docenti e del consiglio di classe e di conseguenza non è raro che realtà cattobigotte, omotransfobiche e sessiste gestiscano questo tipo di didattica facoltativa, non sono infatti posti limiti da nessun tipo di legge su chi possa condurre queste iniziative. Quando invece non si sceglie di affrontare il modulo di Educazione Sessuale, la fonte su cui ci si informa (se ci si informa) rimane internet in cui, tuttavia, la pornografia non è evidentemente uno strumento d’informazione appropriato e che riesca a passare le tematiche del rispetto e della reciprocità.
Inoltre, qualora vengano coinvolti enti sanitari, questi quasi sempre trattano la sessualità solo dal punto vista scientifico e di prevenzione dai pericoli che possono intercorrere in un rapporto sessuale, tralasciando del tutto ogni riflessione sulla tematica del piacere, dell’identità di genere e dell’identità sessuale.
Non essendo presente quindi un percorso di destrutturazione degli stereotipi di genere risulta completamente assente un’educazione all’affettività improntata al tema del consenso e del rispetto. In Italia i risultati di quest’enorme mancanza sono numerosissimi casi di gravidanze indesiderate e il più alto tasso in Europa di ignoranza su questi temi (basti pensare che il coito interrotto viene ritenuto una pratica contraccettiva efficace dal 50% delle ragazze e dal 37% ragazze di 15 anni, seconda solo al preservativo, dati ISTAT).
Inoltre troviamo, all’interno di un’educazione sessuale così insufficiente e non garantita, l’idea di una scuola che prepara gli individui solamente alle conoscenze basilari per la futura vita lavorativa e forma mentis chiuse negli esempi di vita a noi imposti dalla società. E’ da tempo che la scuola si avvicina a un modello che ricorda più un’azienda che un luogo di formazione, che produce menti tutte uguali al posto di accenderle, e propone una didattica che esclude qualsiasi attività non conforme ai programmi delle materie curriculari.
Noi rivendichiamo una legge nazionale che renda l’educazione sessuale regolamentata e garantita in tutte le scuole d’Italia, che vieti alle associazioni di carattere religioso, machista, omotransfobico di avere accesso a questo tipo di percorsi e che renda effettiva un’educazione sessuale che stimoli il confronto fra gli student* tramite le loro diverse esperienze. Bisogna inoltre che l’educazione all’affettività vada a scalfire il sistema dell’insegnamento tradizionale, non solo nei contenuti ma anche nelle metodologie proponendo forme di didattica alternativa con una vera e forte partecipazione studentesca alla costruzione dei percorsi. Inoltre è necessario che l’educazione sessuale tratti anche di tutte quelle tematiche attualmente ignorate che riguardino il sesso e le differenze di genere.
Un’altra nostra rivendicazione è quella di mettere a disposizione di tutt* gli student* assorbenti e preservativi gratuiti nelle scuole. Riteniamo infatti inaccettabile che la tassazione su beni quali gli assorbenti sia al pari di beni di lusso (22%), e pensiamo che nei luoghi della formazione sia necessario provvedere a questo tipo di esigenze slegandole dagli equilibri del mercato.

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