RIVALUTARE LE PRIORITÀ, ISTRUZIONE AL CENTRO!

Per affrontare l’emergenza e rendere i luoghi della formazione e della cultura, ora come non mai sono necessari: più spazi, un migliore sistema di trasporti, più posti letto nelle residenze e per farlo abbiamo bisogno di un rifinanziamento strutturale.

E’ stata per questo momento evitata una chiusura delle università, ma ancora non sussiste un piano strutturale chiaro e che possa realmente darci certezze. Ancora una volta le studentesse e gli studenti sono considerati come coloro che devono pagare gli effetti della malapolitica e ancora una volta vediamo come un’istruzione di qualità sia considerata un bene superfluo nonché l’ultima delle priorità statali.

Da anni ormai denunciamo il sottofinanziamento dell’università che comporta la mancanza di spazi e di misure a sostegno della componente studentesca. Le scelte politiche prese in questi anni sono sempre tornate a dimostrarci come in Italia l’istruzione non sia considerata una componente vitale del Paese e questa logica si è dimostrata letale nel momento di emergenza sanitaria in cui ci troviamo. L’università infatti, complici i tagli decennali ai fondi per l’istruzione, si è trovata sola e impreparata e i problemi che abbiamo sempre denunciato non hanno fatto altro che rendersi più evidenti e concreti.

L’università necessita di una risposta che possa tener conto delle esigenze e delle difficoltà personali di studenti e studentesse, ed è per questo che riteniamo fondamentale che alle attività in presenza venga affiancata sempre la possibilità di seguire le stesse da remoto. L’emergenza ci ha dimostrato infatti come la didattica a distanza possa essere una soluzione per coloro che per qualsiasi motivazione si trovino impossibilitati a raggiungere i luoghi della formazione. Ed è proprio per questo motivo che serve anche un investimento nella didattica a distanza, perché è insostenibile un’apertura mista quando ancora tante studentesse e tanti studenti non hanno gli strumenti tecnologici per seguire le lezioni da casa e connessioni internet stabili.Se non viene superato del tutto il Digital divide, un possibile ritorno alla chiusura totale in caso di peggioramento dei contagi sarà difficilmente sostenibile dal punto di vista della didattica per gli student*, creando grosse differenze nell’accesso alle lezioni.
Tutte misure che nell’Università pubblica, ribadiamo, sono necessarie da anni, ma che sono ancora più urgenti oggi, quando l’unica speranza per un futuro degno nel nostro Paese è rappresentato proprio dal mondo dell’istruzione.
Avere un sistema universitario caratterizzato da una didattica mista non significa quindi rinunciare alle attività in presenza, ma garantire un equo accesso alla didattica a tutti e tutte.

Risulta evidente come in questi mesi sia mancata la volontà politica di studiare un vero piano per la ripartenza: il dibattito pubblico precedente alla seconda fase dell’emergenza si è concentrato esclusivamente sui luoghi del divertimento, rendendo ancora una volta marginale il ruolo di cultura ed istruzione e lasciandoci così impreparati di fronte ad una tanto annunciata seconda ondata.

Riportare i luoghi della formazione e la cultura al centro dell’agire politico deve essere il nostro obiettivo, durante questa emergenza e sempre.